La storia del pesce obbligato ad arrampicarsi
Quando fai tutto “giusto” ma ti senti sempre sbagliato.
Il talento è relativo. Il contesto no.
Non esiste “non sei portato”, però esiste dove ti stai misurando.
Le capacità emergono solo quando il terreno è fertile, nel posto sbagliato anche il talento migliore appassisce, mentre nel posto giusto, cose normali diventano straordinarie.
Se vieni valutato con criteri che non ti appartengono, prima o poi inizierai a crederci anche tu.
Ed è lì che succede il vero danno: non al corpo, ma all’autostima.

Cambiare palestra ogni anno non è crescita. È fuga.
Saltare da un posto all’altro sperando che “questa volta sia diverso” senza mai fermarsi a capire chi sei davvero, è una forma elegante di autosabotaggio.
Stessi corsi. Stessi slogan. Stesse promesse vuote.
Luoghi fatti con lo stampino che chiedono a tutti la stessa cosa e poi si sorprendono se qualcuno affonda.
La domanda non è: “Quanto ti stai impegnando?”
La domanda vera è:
stai nuotando… o stai ancora cercando di arrampicarti?
Non sei rotto. Sei fuori dal tuo stagno.
A un certo punto succede qualcosa. Una crepa.
Una voce che dice: “Forse non sono io il problema.” “Forse non sono fatto per questo.” “Forse… io sono quel pesce.”
E allora cambia tutto. Non perché diventi più forte.
Ma perché smetti di combattere contro la tua natura.
Trovi il tuo ritmo. Il tuo spazio. Il tuo modo di crescere.
E finalmente nuoti.
La vera scelta.
Non è tra allenarsi o mollare.
È tra:
- restare dove ti senti sempre sbagliato
- o cercare un posto dove puoi davvero crescere
Un posto che non ti chieda di diventare altro, ma che tiri fuori quello che sei già.
Perché la forza non nasce dallo sforzo continuo, nasce dall’allineamento.
Se ti sei riconosciuto in questa storia, non è un caso.
Forse è il momento di smettere di arrampicarti e iniziare a nuotare.












