La Provvidenza non prenota la classe
Il tuo divano ci sta rubando un cliente. Ha orari flessibili, non chiede burpees e accoglie qualsiasi scusa senza fare domande. Noi possiamo offrirti un coach che ti segue e un percorso costruito con te. Ma c’è una parte che nemmeno la Provvidenza può fare al posto tuo. È da lì che comincia questa storia.
Noi possiamo insegnarti, seguirti e spronarti. La parte in cui ti presenti e ti impegni rimane tua.
Secondo te, allenarsi una volta e mezza alla settimana può dare buoni risultati?
Prima di rispondere bisognerebbe capire quali risultati, da dove partiamo e che cosa facciamo durante quegli allenamenti. Però tieni lì la domanda, perché vogliamo raccontarti una storia.
Nasce da un’esperienza del nostro box. Abbiamo omesso e reso meno precisi alcuni dettagli per tutelare la persona: ci interessa analizzare il percorso, senza rendere riconoscibile né colpevolizzare chi lo ha vissuto. Magari, dentro questa storia, possiamo trovare qualcosa che riguarda anche noi.
Inizi a fare CrossFit con il desiderio di stare meglio. Passano alcuni mesi, ma tra impegni, partenze e settimane complicate la partecipazione rimane discontinua: mediamente, meno di due classi alla settimana. Alla fine, il cambiamento sperato non arriva.
Noi proviamo ad accompagnarti. Ti seguiamo quando ci sei e ci facciamo sentire quando manchi. Incoraggiamo, scriviamo, cerchiamo di tenere aperto quel filo che collega un’intenzione alla prossima classe prenotata.
Poi arriva la domanda: perché non sta funzionando?
È una domanda legittima. E per rispondere dobbiamo guardare insieme due cose: la qualità del percorso e quanto riusciamo davvero a parteciparvi.
Il calendario non viene a fare CrossFit.
Questa storia ci è tornata in mente guardando uno short che riprende Danny Lazzarin. La provocazione è diretta: dal fitness chiediamo cambiamenti, prestazioni e benessere, ma che cosa siamo disposti a metterci? I soldi dell’abbonamento non possono fare il lavoro al posto nostro.
Su questo ci trova d’accordo.
L’iscrizione è un inizio. Anche comprare le scarpe può dare soddisfazione. Ma, per quanto tecniche, difficilmente si presenteranno al box lasciandoci sul divano.
Dire “mi alleno da quattro mesi” può farci percepire un investimento enorme. Guardare che cosa abbiamo fatto dentro quei mesi racconta qualcosa di più preciso. La continuità, il lavoro svolto, le indicazioni seguite: il calendario registra il tempo trascorso, non l’allenamento.
Questo non significa liquidare gli ostacoli con un “basta volerlo”. Il lavoro esiste, la famiglia esiste e gli imprevisti hanno una puntualità che molti di noi possono soltanto invidiare. Proprio per questo il percorso deve trovare spazio nella vita reale, invece di dipendere da quella settimana perfetta che stiamo aspettando dal 2019.
Noi ci crediamo e vogliamo farlo bene, con te.

Facciamo CrossFit perché ci crediamo. Crediamo nel valore di imparare a muoversi, diventare più capaci e affrontare qualcosa che prima sembrava fuori portata. Vogliamo farlo bene, con attenzione alle persone che abbiamo davanti.
Non ci basta scrivere un workout sulla lavagna e avviare il timer.
Un carico da adattare, un movimento da insegnare, una difficoltà da comprendere fanno parte del nostro lavoro. E quando qualcuno sparisce, ci interessa sapere che cosa sia successo. Accountability, direbbero quelli bravi: aiutarti a tenere vivo l’impegno preso con te stesso.
Possiamo scriverti, incoraggiarti, cercare con te un’organizzazione praticabile. Poi arriva un punto in cui la classe la devi prenotare tu e dalla porta devi entrare tu.
Se il nostro WhatsApp facesse burpees al posto dei destinatari, avremmo già una squadra ai Games.
Una storia su cui riflettere, non una sentenza.
Torniamo alla domanda iniziale. Meno di due allenamenti alla settimana possono produrre benefici? Sì, possono. Non esiste una soglia universale sotto la quale tutto diventa inutile.
Una grande analisi sull’allenamento contro resistenza, quello in cui i muscoli lavorano contro un carico, ha rilevato miglioramenti medi di forza e crescita muscolare rispetto all’assenza di esercizio in tutte le categorie di programma esaminate. Queste comprendevano anche frequenze di una seduta settimanale. Sono risultati in adulti sani, non previsioni per ogni persona o per qualsiasi classe di CrossFit. Ma bastano a evitare una conclusione sbagliata: poco allenamento non equivale automaticamente a zero benefici. Currier e colleghi, 2023.
Anche sul piano della salute esistono prove importanti. Una meta-analisi di 270 studi randomizzati ha rilevato riduzioni medie della pressione a riposo con diverse forme di esercizio. Non è una garanzia individuale, né una prova specifica dell’efficacia delle nostre classi; condizioni come l’ipertensione richiedono anche gestione medica. Edwards e colleghi, 2023.
La storia che raccontiamo, quindi, non dimostra che la frequenza abbia causato il mancato risultato. Ci invita a esaminare la distanza tra ciò che desideravamo, ciò che avevamo concordato e ciò che siamo riusciti a fare.
Questa verifica riguarda anche noi coach. Se qualcosa non procede, dobbiamo poter discutere le nostre scelte. La responsabilità condivisa funziona quando nessuno usa la parte dell’altro per evitare di guardare la propria.
Just show up. E mettici del tuo.

Ci piace “just show up”. Presentati. Inizia. Concediti la possibilità di fare qualcosa, invece di aspettare che il cambiamento diventi comodo.
Non devi arrivare già in forma. Altrimenti dovremmo aprire un corso preparatorio per ottenere il diritto di iscriversi al corso preparatorio. A un certo punto qualcuno dovrà pur cominciare.
Ma ci riconosciamo ancora di più in “show up with a damn good effort”.
Vieni e mettici un impegno serio. Ascolta il coach, prova a imparare, affronta il lavoro concordato. Accetta che alcune cose richiedano pazienza e che, a volte, dovrai fare fatica proprio quando avresti preferito risparmiartela.
L’impegno va rapportato a te. Può significare usare un carico più leggero, semplificare un movimento o rispettare un ritmo sostenibile. Può richiedere di frenare l’ego abbastanza da seguire le indicazioni. Non coincide con finire distrutto, gareggiare con il vicino o ignorare un problema di salute.
Adoriamo aiutare chi vuole provarci. Non chiediamo perfezione: chiediamo una partecipazione vera, sulla quale poter costruire.
La Provvidenza non prenota la classe
A volte sembriamo aspettare una versione della Provvidenza manzoniana particolarmente conveniente: noi esprimiamo il desiderio, lei sistema gli imprevisti, libera l’agenda e possibilmente esegue anche l’allenamento.
Manzoni potrebbe avere qualcosa da obiettare. Renzo, mentre confidava nella Provvidenza, camminava, cercava una strada e agiva. Noi stiamo ancora aspettando che l’universo ci mandi una settimana senza riunioni.
Ci piace pensare che, quando cominci a muoverti, anche le cose intorno possano trovare un ordine diverso. Prenoti una classe, proteggi quell’ora, chiedi una mano, scopri un’organizzazione che prima non avevi provato. Hai cominciato a creare delle possibilità.
Audentes fortuna iuvat. La fortuna aiuta gli audaci. Nel nostro piccolo, l’audacia può essere entrare al box dopo una giornata complicata e accettare di essere un principiante.
Non controlli ogni ostacolo e non puoi ordinare al corpo una trasformazione con consegna garantita. Ma la parte che puoi fare merita di essere fatta sul serio.
Tu sei la matrice del tuo cambiamento. Noi vogliamo aiutarti a dargli forma.
Aiutati che il ciel t’aiuta. Noi intanto prepariamo la classe.
La Provvidenza, se arriva, ci trova già al lavoro.












